L’acquacoltura entra nel Comitato pesca della Regione

L’acquacoltura è ora un comparto economico regionale.
Con un emendamento al collegato alla finanziaria (L.R. 4 Agosto 2009), precisamente il comma 18 dell’Articolo 8, è stata riconosciuta la possibilità per le imprese di acquacoltura intensiva di essere rappresentate all’interno del comitato consultivo regionale per la pesca, istituito con legge regionale del 1963.
L Associazione Acquacoltori Sardi, che rappresenta il 100% delle aziende sarde impegnate nell’allevamento di specie ittiche pregiate, esprime grande soddisfazione per questo primo passo concreto che ha restituito dignità a questo comparto che ormai rappresenta una costola importante del sistema delle produzioni ittiche sarde.
“Oggi, grazie ad un emendamento presentato in Commissione Bilancio dal consigliere regionale dell’Udc, Giulio Steri, emendamento accolto dalla commissione ed approvato definitivamente martedì scorso dal Consiglio Regionale, si è garantita la pari dignità fra l’acquacoltura sarda e gli altri sistemi di pesca in mare ed in acque interne” commenta soddisfatto Mauro Manca, presidente della associazione degli acquacoltori sardi.
“Da oggi, attraverso un rapporto di collaborazione ancora più stretto con gli Uffici regionali e con l’assessorato dell’Agricoltura guidato da Andrea Prato, insieme con i rappresentanti sindacali del variegato mondo della pesca, lavoreremo per garantire la crescita economica e sociale di un comparto che in questo momento soffre più di altri la grave crisi economica che stiamo vivendo” prosegue Manca.
“Partendo dalla volontà di valorizzare il prodotto ittico sardo che, al pari del mare in cui vive, rappresenta l’eccellenza nel mediterraneo, dobbiamo individuare le strade più efficaci per rafforzare le nostre aziende favorendo anche le esportazioni, ancora oggi rese difficili a causa della condizione di insularità della Sardegna” aggiunge.
“Oggi si è compiuto un primo passo importante, quindi, cui siamo convinto seguiranno altri risultati, nell’interesse di una categoria giovane che può rappresentare per il futuro una soluzione, seppur parziale, alla crisi occupazionale del nostro territorio” conclude Mauro Manca.


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